Tassa di soggiorno a Pisa: il parere di un albergatore

La notizia dell’applicazione della tassa di soggiorno a Pisa ha suscitato polemiche e dissensi al punto che Confcommercio chiede che l’attuazione della tassa venga rimandata.
Federico Pieragnoli (Direttore Confcommercio Pisa) dichiara: “La Tassa di soggiorno sta creando un caos totale! Se ci saranno i margini legali, valuteremo attentamente la possibilità di fare ricorso al Tar contro la tassa di soggiorno. Il caos totale nella quale sono stati gettati gli imprenditori turistici è inaccettabile. L’introduzione della tassa di soggiorno sta infatti creando in queste prime ore di applicazione, moltissimi disagi, incertezze, incongruenze, difficoltà agli operatori turistici della città, costretti di fatto a doversi comportare da esattori del comune, senza avere tutte le istruzioni e gli strumenti necessari per farlo”.
Chi meglio del caro amico Andrea Romanelli, vice presidente di Federalberghi Pisa e proprietario dell’ Hotel La Pace può spiegarci cosa sta succedendo in città? Così l’ho contattato per un’intervista che credo sia molto illuminante.

1) In qualità di albergatore sei d’accordo con l’applicazione della tassa di soggiorno a Pisa?
Come albergatore non posso essere d’accordo sull’introduzione della tassa di soggiorno, in quanto in un periodo di crisi, o meglio recessione, che stiamo vivendo, questa tassa rappresenta per noi l’ennesima gabella e già nel passato, quando si era provato ad introdurla, fu dimostrato che i costi di gestione sono troppo alti per i Comuni e, se non vado errato, fu proprio il motivo per il quale la tassa fu tolta.
Detto questo, voglio però dirti una cosa: dov’ erano tutte le associazioni (Confcommercio, Confesercenti e Confindustria) quando la tassa veniva discussa al governo? Nessuno ha fiatato! Dov’ erano, nello specifico, le associazioni pisane (compresa Federalberghi) quando il sindaco Filippeschi (subito dopo Renzi) dichiarò al giornale Il Sole 24 Ore che anche a Pisa sarebbe stata introdotta la normativa sulla tassa di soggiorno? Anche in quella circostanza nessuno fiatò.
E ora arriviamo alle dichiarazioni degli assessori Forte e Viale: “Noi applicheremo la tassa; se le associazioni vogliono un tavolo tecnico saremo disposti a parlarne, altrimenti applicheremo il modello Firenze; cioè da 1 a 5 euro (in base alla categoria dell’hotel) fino ad un massimo di 10 giorni consecutivi riconoscendo qualche esenzione “.

Ecco, invece cosa propone Federalberghi dopo lunga trattativa con il Comune e le altre associazioni:
- rinunciare alle esenzioni a fronte di una sostanziale riduzione dell’imposta, tant’è che abbiamo la più bassa di Italia. Analizziamo per un istante la tassa applicata a Firenze. L’imposta colpisce soltanto i non residenti, e sono esentati i minori di 14 anni, e coloro che assistono malati in ospedale. Ora prendiamo in considerazione un albergo di 80/100 camere.  Circa 100 persone sono in partenza; bisognerà assumere una persona che, prima che i turisti partano li selezioni in base al tipo di esenzione, faccia loro firmare autocertificazioni e documenti vari. Perché non semplificare chiedendo una tariffa sensibilmente più bassa? E così Federalberghi, grazie alla sua richiesta ha fatto sì che la tassa di soggiorni vari da 1 euro  a massimo 2 euro (a seconda della categoria) ed abbia un limite di applicazione di 3 notti consecutive in bassa stagione e 5 in alta stagione.

Abbiamo chiesto, in cambio, un censimento di tutte le strutture ricettive ed extra-ricettive del comune di Pisa e sono stati dichiarati 65 alberghi e 233 strutture extra-ricettive.
Nella legge nazionale non è ben chiarita la posizione dell’albergatore, il quale di fatto si ritrova sostituto d’imposta. Così abbiamo chiesto che nel regolamento l’albergatore assumesse la posizione di responsabile della tassa riscossa. In tal modo, se un cliente non paga il conto dovremo dimostrarlo ma non dovremo versare la tassa. E anche questo mi sembra un ottimo risultato.

Premetto che è una vergogna sapere dai Comuni che la tassa servirà a ripianare i conti pubblici, e per giunta,  che quello che avanza sarà destinato al turismo. Ancora una volta Federalberghi ha cercato di sfruttare al meglio la tassa da applicare concordando così che:
il 20% di introito della tassa sia destinato alla creazione di nuovi eventi;
l’istituzione di un tavolo tecnico per gestire questa nuova entrata, a cui dovranno prender parte anche i rappresentanti delle varie associazioni.
Conferscenti e Confindustria hanno accolto e sottoscritto l’accordo. Contrario invece Confcommercio. Buffo, no? dato che dovrebbe essere l’associazione che rappresenta Federalberghi.

2) Alcuni albergatori sono preoccupati per l’introduzione dell’imposta perché c’è il timore che induca i turisti a scegliere altre località in cui non viene applicata e quindi pensano, per non perdere prenotazioni, di farsene carico, per non far ricadere la tassa sui turisti. Tu sei d’accordo? Saresti disposto ad addebitarti la tassa?
Personalmente credo che se un turista vuole visitare una città, la tassa di soggiorno, se applicata nella giusta misura, non rappresenta un freno per la scelta della destinazione; è ovvio che i miglioramenti in termini di accoglienza dovranno poi  essere percepiti!
I miei colleghi di Roma, Venezia e Firenze mi hanno confermato che i turisti arrivano in location già informati sulla tassa e la pagano senza fare tante questioni come vogliamo invece far credere noi albergatori. A Parigi, ad esempio, è da anni che si paga la tassa di soggiorno (massimo 1,50/2 euro credo) eppure i turisti continuano a visitare la capitale senza lamentarsi.
Non ritengo giusto che l’albergatore si autotassi in nessun caso; la tassa è comunale e l’albergatore deve solo fungere da riscossore…..purtroppo!

3)Credi che l’applicazione della tassa di soggiorno sia la soluzione giusta per il risanamento del turismo?
Conoscendo i miei polli non credo che la tassa di soggiorno sia la medicina giusta per il risanamento del turismo, ma parlando di Pisa, dove si stimano 3 mil di euro di entrate ( e personalmente ti garantisco che se il comune imponesse a tutti la comunicazione della presenze sarebbero molti di più) e dove non si fanno eventi, concerti, mostre etc, beh, pensare di avere dal 2013, circa 600 mila euro da investire in nuovi eventi,  ritengo che abbiamo solo da guadagnarci.
Concludo esprimendoti un disagio: l’extra alberghiero “sommerso”, non controllato, ci ha messo veramente in crisi; gli alberghi devono pagare tutto (tassa sulla pubblicità, tassa sulle insegne, spazi carico e scarico, medico competente, haccp, antincendio, 626, ecc) ; mentre tutto il comparto extra-alberghiero non è regolato e non paga niente di tutto questo (non registra le presenze all’ istat, spesso non fa le ricevute etc..). Se la tassa servisse a mettere tutto in chiaro, e bada bene io non ce l’ho con i B&B, (anzi secondo me hanno ben ragione di esistere, ma regolamentati come tutti noi: devono pagare le tasse, devono avere delle insegne; se la legge dice che il titolare deve avere la residenza nel B&B non deve essere fittizia, ma veritiera; e la colazione la si deve preparare internamente e non mandare i clienti al bar di fronte…altrimenti che ospitalità è ?) allora ben venga la sua attuazione!

Ringrazio Andrea per averci illustrato attentamente la “situazione tassa”. Come ho scritto altre volte, io credo che questa tassa serva solo ad arricchire le tasche dei Comuni e a gravare sulle piccole realtà imprenditoriali. Vedremo come andrà a finire!
E voi cosa ne pensate?

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Mena Santoro

Web content, Social Media Specialist, Blogger e Hostess di terra. Effettuo indagini statistiche-economiche sui flussi alberghieri ed extra-alberghieri. Viaggiare? ... E' la mia più grande passione!

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03

03 2012

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  1. 1

    Cara Mena sono contento di aver profetizzato (anche se solo con un anticipo di poche ore) i concetti espressi da Andrea Romanelli che condivido fino all’infelice scivolone delle ultime battute. Un conto è parlare dell’extra alberghiero “sommerso” e dei danni che provoca, altro è parlare negli stessi termini di tutto il comparto extralberghiero. Non so come stiano le cose a Pisa nello specifico, ma nella maggior parte del nostro Paese i B&B le tasse LE PAGANO ECCOME, sono regolamentati eccome, registrano le presenze all’Istat eccome, non solo, con la scusa dell’attività a conduzione familiare che permette un alleggerimento apparente (non esenzione) delle tasse, la beffa per i gestori di queste strutture è rappresentata dall’impossibilità di scaricare qualsiasi spesa relativa alla manutenzione e ristrutturazione della casa nonchè al riscaldamento. Considerando ciò basta fare due conti per capire che alla fine una struttura di sole tre camere si ritrova a pagare in proporzione molto più di una di 100 per sopravvivere. Certe generalizzazioni non fanno onore e denotano una certa ignoranza d’informazione o una malcelata avversione verso tutta una categoria.

  2. 2

    @ Davide:
    Caro Davide ti ringrazio per essere sempre partecipe e per aver lasciato un tuo commento anche questa volta.
    Ho avuto modo di conoscere Andrea, anche se per poco, e ti posso dire che è una persona squisita, e se ha tenuto a precisare che c’è qualche b&b non in regola è perchè effettivamente lo è. Io stessa più volte mi sono imbattuta in strutture non a norma. Oggi i b&b nascono come funghi, e molti credono che basti avere una camera in più in casa per potere adibire questa a bed and breakfast. Però nessuno qui sta mettendo in dubbio la buona fede di operatori onesti come te. E’ ovvio che anche proprietari di b&b devono far fronte a spese, ed essendo un’attività di piccole dimensioni, a volte si fatica ad andare avanti. E mi associo al pensiero di Andrea: se la tassa di soggiorno servisse per scovare truffe e imbrogli, allora ben venga.



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